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Barbaresco
2000
Barbaresco
2001 |
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Il vino Barbaresco
Il vino Barbaresco, disciplinato dalla Denominazione di Origine
Controllata e Garantita (D.O.C.G.) attribuitagli nel 1980, nasce da uve
nebbiolo coltivate a Est di Alba ed è uno dei più grandi vini rossi d'Italia.
Dovendo per legge pazientare per tre anni in fusti di legno,
ha tempo di raffinasi e apprezzarsi prima di andare al consumo.
Verso la fine dell'Ottocento Domizio Cavazza, direttore della
Scuola Enologica di Alba, contribuì in maniera determinante all'affermazione
di questo vino, riconoscendo le potenzialità del vitigno nebbiolo (col quale
è prodotto questo vino al 100%) nell'area di Barbaresco.
È
un vitigno assai sensibile alle caratteristiche dei suoli e del clima e
richiede le migliori esposizioni a sud-sudovest e terreni con buona presenza
di calcare ed argilla per favorire la concentrazione di zuccheri, acidi
organici, tannini – cioè le sostanze che danno corpo e longevità al vino.
Il nebbiolo: un vitigno nobile
Le caratteristiche climatiche e podologiche ottimali sono
presenti in un'area non molto estesa: il totale della superficie vitata
a nebbiolo da Barbaresco è di circa 500 ettari, per una resa annuale di
poco meno di tre milioni di bottiglie prodotte da circa 300 aziende in una
zona a nord-est di Alba compresa tra i comuni di Barbaresco, Neive e Treiso,
oltre a parte di San Rocco Senodelvio, frazione di Alba.
Il Barbaresco è un vino molto importante nel panorama enologico
nazionale e insieme al vino Barolo (anch'esso prodotto al 100% da nebbiolo)
costituisce l'asse portante dell'area classica dei vini albesi e piemontesi.
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Iniziando dal paese che dà il nome al nostro vino, sul versante esposto
a sud si trovano le vigne San Lorenzo, Secondine, Ghiga e Paglieri.
Proseguendo a sud troviamo Moccagatta, Rabaja, Asili e Pora. In direzione
Alba, ma ancora nel comune di Barbaresco, ci sono i cru Como,
Rio Sordo, Roncaglie - dove si trova la cascina Socré, Roncagliette
con Costa Russi e Sorì Tildin e il vigneto Martinenga. Ritornando verso
nord, a est di Barbaresco si incontrano le vigne Ovello, Montefico e
Montestefano. Le vigne Pajoré, Valeriano, Ausario e Bernardotti appartengono
al comune di Treiso, che un tempo era parte di Barbaresco. Per quanto
riguarda Neive, aggiunto secondariamente nel comprensorio dell'area
di produzione del Barbaresco, spiccano i cru Albesani-Santo Stefano,
Gallina, Messoirano e Starderi a nord, mentre a sud si trovano i vigneti
Marcorino, Basarin, Cotté Chirra, Serraboella, Bricco di Neive e Tettineive. |
In Piemonte, la coltivazione del vitigno nebbiolo occupa circa
il 3% delle aree vitate (comprese le province di Vercelli e Novara), ma
qualitativamente è la più importante in quanto produce vini di valore mondiale.
Il Barbaresco nasce da questo vitigno del quale sono riconosciute tradizionalmente
tre sottovarietà: Michet, Lampia e Rosé.
I migliori vigneti (sorì, che in
piemontese significa appezzamento di terreno esposto da sud-est a sud-ovest,
e che può essere parzialmente assimilato al concetto francese di cru)
sono citati sull'etichetta. Il nome di queste vigne è molto importante perché
il carattere che il microclima e il terreno riescono a trasferire al Barbaresco
è unico ed inimitabile.
Il profumo è generalmente vigoroso eppure delicato. Si possono
riconoscere sentori di viola, di confettura di ciliegie, di prugnette sotto
spirito e di frutti di bosco.
Il Barbaresco da giovane si presenta con un colore rosso granato
e con l'invecchiamento si delineano i tipici toni aranciati. È importante
che questi riflessi non tendano verso il mattone: un colore cupo e spento,
non più brillante, significherebbe che il vino si trova in uno stato di
ossidazione ed invecchiamento troppo avanzato.
Una lieve e piacevole nota astringente, evidente marchio di
fabbrica del nebbiolo, accompagna il finale della degustazione del vino.
Il Barbaresco propone sensazioni eleganti ed in grandi quantità
e accompagna in modo eccellente i grandi piatti della cucina piemontese
d'autunno e d'inverno come la pasta fresca all'uovo, anche farcita (agnolotti,
ravioli) con ripieni dal gusto intenso e un condimento saporito: ragù o
tartufo bianco.
I
secondi piatti che un Barbaresco può accompagnare sono quelli tradizionali,
di cottura lunga (arrosti e brasati), di carni rosse e selvaggina di piccola
taglia. Per i formaggi, l'affiancamento più riuscito è con quelli dall'aroma
persistente, stagionati e saporiti, in particolare il Castelmagno e le Tome
piemontesi, vaccine e ovine, dal ricco contenuto di grassi, mature e consistenti
o più morbide, ma comunque succulente, che saranno equilibrare la presenza
dei tannini.
I numeri del Barbaresco
Questi sono i dati delle ultime vendemmie di nebbiolo da Barbaresco
relative ad annate in commercio (le annate in commercio provengono da vendemmie
di almeno tre anni addietro, v. legislazione).
| Anno (vendemmia) |
Superficie vitata ha |
Produzione hl |
Bottiglie n |
| 1997 |
483 |
22.103 |
2.736.533 |
| 1998 |
480 |
23.094 |
2.859.200 |
| 1999 |
509 |
21.482 |
2.659.600 |
| 2000 |
530 |
24.517 |
3.035.446 |
| 2001 |
575 |
27.563 |
3.412.533 |
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